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Sanità abruzzese,sempre più complicata!

 
La sanità abruzzese è in crisi. Le fasce più deboli della popolazione sono le più esposte alle conseguenze di una situazione,sempre più grave e intollerabile.
Dopo il caso del reparto geriatria,in crisi di posti letto,c'è anche il rischio che il blocco ricoveri diventi una triste conseguenza:molti malati potrebbero essere non ricoverati.
Le ragioni legate al taglio dei costi,possono essere comprese,certo,ma fino ad un certo punto,e non si può pensare di continuare su questa strada.
 
La riforma della sanità abruzzese è iniziata sin dalla scorsa legislatura,con l'intenzione di ridimensionare il numero degli ospedali,ma con l'obbligo di non mandare in crisi il sistema.
Ogni tanto,dalle istituzioni regionali,vengono pubblicizzati servizi d'eccellenza,ma quello,che non si riesce a garantire è l'attività di base,ordinaria. 
 
Il drastico ridimensionamento di alcuni presidi ospedalieri,molto importanti per il territorio,ha avuto come drammatica conseguenza che gli ospedali centrali,come quello di Pescara o di Chieti,per fare un esempio,non siano in grado di svolgere la loro attività,in piena efficienza,per mancanza di spazi,soprattutto in alcuni reparti,e anche di personale. Con l'approssimarsi delle ferie estive,il problema potrebbe assumere dimensioni,ancor più gravi.
Il caso del reparto geriatria di Pescara,è balzato in cronaca nazionale,con i malati,ricoverati nei corridoi e con un episodio d'intemperanza,da parte di parenti di un ricoverato,nei confronti di un medico del pronto soccorso.
 
La sanità abruzzese rischia di raggiungere il punto di non ritorno,se non interverrà il governo centrale,perché quello regionale non sembra potercela fare con le proprie forze.
Sarebbe ingeneroso affermare che è stato fatto poco,ma pensiamo manchi il potenziamento della capacità di base: sono stati avviati servizi di alto livello,ma è in tilt la normale attività di accoglienza,di pronto soccorso,di ospitalità.
 
C'è carenza di personale qualificato. C'è bisogno  di nuove idee,per un piano di riorganizzazione,davvero efficace. 
Nonostante la buona volontà e la pazienza dei cittadini,l'impegno di medici e infermieri,l'indebitamento della Regione per la spesa sanitaria continua ad essere ostacolo,in apparenza insormontabile.
 
Ottenuta la fine del commissariamento,la sanità abruzzese non sembra aver migliorato la propria condizione.
Eppure,la Regione ha assunto una serie di provvedimenti,importanti,per porre,almeno in parte rimedio a tante criticità. La centrale unica del 118;il riordino delle strutture extra ospedaliere,che dovrebbero garantire 1406 posti letto,ripartiti per diverse  
esigenze:area demenze,residenze protette anziani,,semiresidenza anziani,semiresidenza demenza,semiresidenza riabilitativa,per i disturbi alimentare,ed altre esigenze. 
Per soddisfare queste necessità,la Regione ha dovuto abilitare strutture private e accreditate,nel rispetto della normativa vigente. 

Quando fu decisa la riduzione o ridimensinamento di tanti ospedali,siamo convinti che non sia stata ben 
considerata la particolare orografia del territorio regionale,che rende complesso per tanti cittadini,poter beneficiare dello stesso servizio sanitario degli altri.

Come sempre,le aree interne sono quelle più svantaggiate e lo 
spopolamento è la conseguenza più evidente.
Ridare più possibilità di intervento a preside che si trovino in posizione strategica,rispetto a quelle aree più in difficoltà,sarebbe cosa saggia,per evitare di concentrare la richiesta di cura,negli ospedali centrali,che appaiono già in grande difficoltà!
 
Pasquale Tritapepe 
 
 

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